La scagliola carpigiana
Il Museo ospita una nutrita e consolidata collezione di capolavori in scagliola fortemente legata alla versatilità artistica degli artigiani carpigiani. L’arte della scagliola inizia a radicarsi nel territorio carpigiano durante il periodo della Controriforma (1545-1563) grazie alla sua capacità di adattarsi alle esigenze di economicità tridentine per maturare nel Seicento e nel Settecento.
I manufatti in scagliola sono il frutto dell’abilità dei maestri carpigiani di modellare materiali poveri per realizzare opere pregiate come i paliotti per gli altari. La materia base di questa arte è la selenite, un gesso di qualità fine, che veniva estratta polverizzata e lavorata insieme ad un legante, la colla tedesca, che ne rallenta l’indurimento.
Una tecnica quella della scagliola che è alimentata a Carpi, nel XVI e XVII secolo, dalla capacità di adattamento alle richieste del mercato e che si concreta nelle composte ed eleganti composizioni bicrome di alcuni scagliolisti carpigiani che si ispirano alle opere di Giovanni Gavignani e Giovan Marco Barzelli. È possibile ammirare alcuni esemplari di paliotti che presentano una particolare partitura a riquadri e motivi di pizzo frutto dell’ingegno dei maestri scagliolisti carpigiani.
Nel XVIII secolo le rinnovate esigenze scenografiche teatrali, dettate dalle illusionistiche vedute, sono tradotte, in particolare da Giovanni Massa attraverso una effervescenza cromatica, architettonica e decorativa in armonia con la moda del tempo.